“Non vogliono lavorare”, “non fanno sacrifici”, “non si trovano più persone”.
Sono frasi che sentiamo da sempre. Cambiano i titoli, ma il bersaglio resta spesso lo stesso.
Eppure, continuare ad accusare un’intera generazione non ci aiuta a capire cosa stia realmente cambiando nel rapporto tra giovani e lavoro.
Forse è arrivato il momento di fare una domanda: noi, gli “adulti”, stiamo facendo in modo di creare le condizioni perché il lavoro sia accessibile e dignitoso?
I giovani non rifiutano il lavoro!
Il lavoro continua a essere centrale nella testa dei giovani — ci prendiamo la responsabilità di dirlo apertamente — sia per costruire autonomia sia per sviluppare competenze, ma soprattutto per progettare il proprio futuro.
Oggi sono cambiate soprattutto le aspettative e le ambizioni personali. Molti giovani cercano un ambiente corretto, dove si respiri aria positiva e in cui poter imparare e crescere professionalmente. Non significa pretendere un lavoro perfetto o senza difficoltà, ma voler dare un senso al proprio impegno senza dover subire le regole “tossiche” di un sistema rotto e ormai, oseremmo dire, anacronistico.
Parlare soltanto di mancanza di voglia rischia quindi di essere una grossa semplificazione rispetto al problema, sicuramente più complesso.
Trovare il primo lavoro oggi non è semplice
Oggi i giovani che cercano una prima esperienza si trovano davanti a un paradosso: per lavorare serve esperienza, ma per fare esperienza è necessario ricevere una prima opportunità.
E fin qui tutto bene, ma il mondo dei social per il lavoro contiene molti annunci poco chiari e requisiti elevati. E può succedere che gli annunci che davvero si rivolgono a una platea adatta offrano condizioni unfair e paghe inesistenti. Certo, non ne facciamo una regola valida per tutto il panorama, ma è una tendenza che osserviamo e che emerge dalla nostra esperienza sul campo.
Proprio per questo, una cosa ai giovani la vogliamo dire: l’antidoto per intercettare le proposte corrette è inviare le giuste candidature alle giuste aziende, non tante candidature a raffica. Questo dev’essere chiaro. Bisogna impegnarsi a curare l’adattamento del CV. Non è tempo perso.
Attenzione, anche le aziende devono cambiare prospettiva
E sì, quando un’azienda non trova personale, la risposta non può essere sempre: “Nessuno vuole più lavorare”. Sia chiaro!
È utile chiedersi se l’offerta sia corretta e giustamente interpretabile, se i requisiti siano coerenti e se le condizioni siano trasparenti. Inoltre, bisogna ricordarsi di offrire sbocchi e reali opportunità di crescita.
Oggi la selezione non è più a senso unico. L’azienda valuta il candidato, ma anche il candidato cerca di capire se quell’ambiente sia adatto alle proprie aspettative e ai propri obiettivi.
Orientamento e formazione fanno la differenza, in tutti i sensi
Il punto centrale è uno: tra la volontà di lavorare e un’opportunità concreta esiste uno spazio fondamentale, quello dell’accompagnamento.
L’orientamento aiuta a riconoscere le proprie competenze, definire gli obiettivi e capire come muoversi nella ricerca. La formazione permette invece di acquisire nuove conoscenze e avvicinarsi alle richieste del mercato del lavoro.
Anche imparare a scrivere un curriculum efficace, per esempio, fa parte di questo spazio.
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